Una delle grandi novità della riforma è la forte accentuazione della selettività nell’attribuzione degli incentivi economici e di carriera, in modo da premiare i capaci e i meritevoli, incoraggiare l’impegno sul lavoro e scoraggiare comportamenti di segno opposto.
Si intende così segnare una inversione di rotta rispetto alla generale tendenza alla distribuzione a pioggia dei benefici che da decenni ha prevalso, attraverso la contrattazione integrativa, in palese contraddizione con gli obiettivi dichiarati delle riforme precedenti.
Il decreto legislativo fissa in materia una serie di principi nuovi e solo parzialmente derogabili dai contratti collettivi: per esempio che non più del 30 % dei dipendenti di ciascuna amministrazione potrà comunque beneficiare del trattamento accessorio nella misura massima prevista dal contratto e che a essi sarà in ogni caso erogato il 50 % delle risorse destinate alla retribuzione incentivante.
Inoltre, vengono previste forme di incentivazione aggiuntive per il riconoscimento dell'eccellenza e per i progetti innovativi; si legano strettamente a criteri meritocratici le progressioni economiche, che rappresentano nel pubblico l’equivalente dei “superminimi” del privato; si prevede l’accesso dei dipendenti migliori a percorsi di alta formazione per favorire la crescita professionale.
Le risorse per gli incentivi saranno in buona parte alimentate dai risparmi di gestione conseguiti con la riduzione delle assenze, la semplificazione e la digitalizzazione dei procedimenti, e l’eliminazione della carta. Ciò che si economizza da una parte va anche reinvestito dall’altra, a tutto vantaggio del miglioramento delle condizioni di lavoro.
Il Dipartimento della Funzione Pubblica vigilerà sulla salvaguardia del principio di selettività, definito nella legge 15/2009 e ribadito nel decreto legislativo 150/2009.
